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apr, 2017

Semplici sogni, ineffabili sorrisi

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L’APCVT (Associazione Protezione Civile Volontari Torchiarolo) nata nell’aprile 2010 con lo scopo di fornire supporto alla comunità locale, ha voluto allargare i propri orizzonti con l’avvio del progetto “Malawi..VolontariaMente”. Attraverso la costruzione di Pre-school e l’installazione di Water Pump il suddetto mira ad un miglioramento delle condizioni vitali di alcuni villaggi situati nel sud del Malawi, nel distretto Nkhotakota.

In occasione di una prima presentazione il Presidente Giovanni Liaci asserisce: “ho scoperto per pura casualità che una mia connazionale era in Malawi per una missione personale e d’improvviso mi si è aperto un mondo, una speranza, una possibilità di realizzare quello che è sempre stato il mio sogno: partire da questo piccolo paese del sud Italia, Torchiarolo, e arrivare in Africa. Saremmo certamente agevolati se ci accostassimo alle grandi associazioni ma noi non vogliamo mostrare le tipiche immagini di bambini deperiti con la pancia gonfia, noi vogliamo ostentare il sorriso di questa gente dinnanzi ai piccoli cambiamenti. Per questo abbiamo mosso i primi passi investendo nella costruzione di una Water Pump e nella ristrutturazione di un primo asilo. Vogliamo nel piccolo creare qualcosa di nostro perché chiunque decida di sposare il nostro progetto possa sentirsi in quelle terre accanto a noi”.

Un gesto istintivo il suo, folle forse, che ha stravolto le vite dei volontari impegnati nel progetto: “non ci siamo chiesti perché e come, non è possibile spiegare cosa ci ha portati a dedicare le nostre vite a questo. È una sensazione, un bisogno che nasce da quell’angolo remoto del cuore e ti investe senza ragione. Non scegli, non pensi, semplicemente agisci”.

Alcuni di loro il 25/03/2017 sono partiti per un sopralluogo in occasione dell’inaugurazione della Water Pump e dell’apertura della loro prima scuola.

Danze e canti popolari li hanno accolti all’arrivo nel villaggio Mwansambo che ha beneficiato dell’installazione della Water Pump: “non potremo mai dimenticare l’emozione che ci ha travolti in quell’aria festosa, resterà fermo nelle nostre menti il ricordo di quel loro sguardo intriso di venerazione e gratitudine”.

Superare il problema del reperimento di acqua potabile è solo uno dei passi da compiere per realizzare uno sviluppo economico e sociale che attraverso un’educazione scolastica, ambientale e agricola permetta di superare un’economia di sussistenza. “Donne e bambini percorrevano 40 minuti a piedi ogni giorno per raggiungere la prima fonte d’acqua disponibile nelle vicinanze”, dichiara in un’intervista il capo villaggio, “rientravano sfiniti dopo aver percorso chilometri con pesanti recipienti sul capo. Questo è un vero miracolo per il nostro villaggio, la comunità ne è fiera”.

Tra gli obiettivi del progetto vi è infatti la costruzione di altre due Pre-school nei villaggi Gerani e Mwansambo da affiancare alla prima scuola per favorire il processo di alfabetizzazione in età prescolare. Quest’ultima, costruita nel villaggio di Nthatha, ha riunito tra le sue mura ben 50 bambini la cui formazione verrà garantita da un servizio di adozione a distanza che prevede un modico contributo mensile utile anche al sostentamento del bambino adottato.  L’aspettativa dei volontari impegnati nel progetto è quella di garantire eguali possibilità a tutti i bambini della loro prima struttura scolastica poiché “a good education, a good future is a good living” asserisce Shake Steven il capo villaggio di Nthatha. L’esistenza di queste popolazioni si esaurisce in mera lotta per la sopravvivenza, “but don’t lose hope”, ma “non si deve perdere la speranza” ribadisce con determinazione, riconoscendo nel progetto una possibilità di rinascita.

I volontari in occasione del sopralluogo hanno distribuito personalmente le donazioni di farmaci e articoli di cancelleria frutto di una intensa raccolta che ha coinvolto attivamente diverse città della Puglia. La distribuzione presso la Prison Chichiri in Blantyre si è realizzata al cospetto di 300 carcerati affetti da AIDS, accovacciati in una cella di appena 60 mq e costretti a restare nella medesima posizione durante la notte: “non mangiamo, non dormiamo, respiriamo a fatica in questa stanza sovraffollata. Ci hanno privati della dignità prima che della libertà” Queste le parole di un detenuto che espia la sua pena per uno dei reati più comuni: furto per fame. Rubare per sopravvivere sembra un’esigenza estrema ma necessaria eppure se in Italia non costituisce reato, sembra esserlo per paradosso in quelle terre depauperate.

Uno dei volontari, in merito a quell’incontro, ancora provato attesta “Le immagini di quei luoghi fuggono rapidamente dalla mente, per rifiuto tendiamo sempre a cancellare ciò che ci ferisce ma restano fermi i ritratti di quei volti rassegnati misti ad un odore, non degli ambienti umidi e soffocanti, ma l’odore acre della sofferenza e l’urlo silenzioso di chi chiede indulgenza.”

La distribuzione dei donativi si è conclusa presso l’Orfanotrofio “Milesi Rita-Alleluya Care centre” in Namwera, centro che si occupa della formazione di 140 bambini di età compresa tra i 2 e 7 anni, nonché di 50 orfani spesso ritrovati nei campi denutriti e affetti da gravi malattie terminali. La direttrice racconta: “trovai un bambino scarnito, malato di tubercolosi e portatore di HIV, pensavamo di perderlo e invece ecco Dante rinsavito tra le mie braccia dopo solo sei mesi”. Richieste le motivazioni che l’hanno portata a dedicare pienamente la sua vita a questi bambini Mamma Rita risponde: “non credo possano esserci parole per descrivere l’emozione provata nel vedere un bambino pallido e privo di sensi che riesce pian piano a riprendere il colore roseo della vita sul suo volto. Questo è il mio perché: la vita.”

La compostezza di quei bambini già adulti, lo sguardo intriso di curiosità e il sorriso mistico dell’attesa sono immagini che ci richiamano da lontano a tradurre le loro speranze in realtà: “Perché se tendiamo la nostra mano verso le loro esili manine e proviamo a sentire il calore di un corpicino impaurito ci accorgeremo che l’immensità si può racchiudere in questo semplice gesto di protezione.  Così il timore di non fare abbastanza, l’angoscia di essere una piccola àncora in un oceano sconfinato si traducono in speranza e desiderio di agire”.  Queste le ultime dichiarazioni dei volontari impegnati nel progetto Malawi…VolontariaMente, consapevoli che un piccolo gesto è per loro un grande miracolo, perché un sorriso strappato oggi è una vita salvata domani.

Clementina Tanzi, A.P.C.V.T.

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